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Poco dopo la scomparsa di Pietro Bragiola Bellini, avvenuta nel 1902, la società “Pietro B. Bellini e C.” viene ricostituita nel luglio del 1905 nella società anonima “La Stampa Commerciale”, che contemporaneamente assorbiva “Il Commercio”; assorbimento che permise alla tiratura del “Sole” di raggiungere le 9.000 copie. Oltre alla famiglia di Bragiola Bellini, nella nuova società era rappresentato un ampio arco di forze economiche e sociali lombarde: Giovanni Battista Pirelli, l’on. Angelo Lucchini, Ernesto De Angeli, Gaspare Gussoni, Giovanni Tempini, Federico Selve, Luigi Mangiagalli, Costanzo Cantoni, Edoardo Amman, Tommaso Bertarelli, gli eredi Sormani (già proprietari del “Commercio”), Cesare e Carlo Vanzetti, Giovanni Silvestri, Guido Sacchi, Giulio Borgomaneri, Achille Reina. La direzione era stata affidata ad Achille Bersellini, azionista di maggioranza, genero e continuatore di Bragiola Bellini. Continuerà ad esercitare un pieno controllo sulla società e sul giornale anche dopo il 1909, quando nel capitale entrarono nuovi soci tra cui alcuni esponenti rappresentativi del mondo industriale e finanziario lombardo (Giacomo Feltrinelli, A. Dubini, Cesare Goldmann, Ludovico Mazzotti Biancinelli. Anche le banche miste erano ben rappresentate da Federico Selve, il socio torinese della Comit. L’istituto di emissione aveva un suo uomo nel “Sole”, cioè Tommaso Bertarelli, presidente nel Consiglio superiore della Banca d’Italia e consigliere di una ampia collezione di società. Ai gruppi imprenditoriali che avevano dato vita al “Sole” e che continuavano a restare predominanti (i diversi comparti tessili, le banche popolari e altri istituti di credito, le organizzazioni del commercio e degli interessi agrari), si affiancavano così interessi e forze nuove, dalla grande industria alle banche di formazione più recente. Nello stesso anno 1909, si scioglie l’agenzia di pubblicità Miazzon & C. La raccolta e la gestione della pubblicità del “Sole” viene affidata ad una società svizzera (Haasentein e Vogler) successivamente trasformatasi in Unione pubblicità italiana (1917) e Società per la pubblicità in Italia. Come giornalista, Borsellini era cresciuto alla scuola di Bragiola Bellini, assimilandone anche la capacità di associare le funzioni di editore, di proprietario e di direttore. Riuscì a rinnovare la struttura finanziaria del giornale e a conferirgli una più articolata fisionomia culturale. Sotto la sua direzione, cominciò la regolare pubblicazione della relazione annuale del direttore generale della Banca d’Italia, una consuetudine giornalistica alla quale Bersellini attribuiva una funzione di orientamento nei confronti degli operatori economici e del pubblico in generale. Bersellini rinnovò profondamente il giornale e lo aprì alla collaborazione di una fitta schiera di economisti, tra i quali Angelo Sraffa e Maffeo Pantaleoni, che affiancano il «veterano» Luigi Luzzatti, lasciando spazio a talune opinioni divergenti rispetto alla linea del “Sole”.
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